Vai al contenuto

Aperto ora chiude alle 20:00 Stagione: 12 marzo – 30 novembre 2026

Stazione di Chiusaforte

Libreria

I libri della cooperativa

Storie, guide e ricordi di questa valle, pubblicati dalla cooperativa.

  1. Schegge di storia 2

    Luigi Marcon

    Dopo il libro “Schegge di storia” uscito nel 2015 che riporta le vicissitudini della popolazione dei comuni di Chiusaforte e di Raccolana durante la Grande Guerra, ecco ”Schegge di storia 2” che racconta come la stessa comunità ha vissuto la seconda guerra mondiale. Qui di seguito vengono trattati, sommariamente, anche i fatti e le questioni nazionali o extra-nazionali più importanti che hanno contrassegnato i cinque anni di conflitti e che sono collegati alle vicende friulane, giuliane e chiusane.

  2. Chiusaforte e l'età dell'oro

    Paolo Pesamosca

    La ricerca sulle origini della famiglia Pesamosca e sul paese di Chiusaforte è stata per me un viaggio affascinante durato alcuni anni. L'impulso decisivo è venuto da mio padre Giancarlo che, professore universitario ormai in pensione, all'inizio del Duemila si gettò a capofitto nelle ricerche sulla nostra famiglia. Frutto delle lunghe giornate che trascorse presso l'archivio parrocchiale è un piccolo articolo pubblicato sulla rivista "Le vôs di Scluse" nel dicembre 2006, che descrive le origini dei Pesamosca nella piccola frazione di Raunis. Alcuni anni dopo ho ritrovato i suoi appunti, insieme ad un misterioso ed affascinante album fotografico contenente diverse decine di foto di signori e signore della metà dell'Ottocento a me ignoti. Spinto da mia moglie e con il suo prezioso aiuto, ho deciso di imbarcarmi nell' impresa impossibile di dare un nome a questi personaggi. Impresa impossibile, ma che mi ha fornito preziose idee, informazioni e spunti. Piano piano mi è apparso sempre più chiaro come la storia della famiglia Pesamosca fosse un tuttuno con la storia del comune di Chiusaforte. O meglio con la storia dell'età dell'oro del paese, l'età del turismo, che va dall'ultimo ventennio dell'Ottocento alla Prima guerra mondiale. Un momento incredibile ed irripetibile, in cui borghesi e nobili di Venezia, Udine e Trieste si riversavano in estate nel paese e ne riempivano i due alberghi principali, il Pesamosca (dei miei antenati) ed il Martina. Da qui l'idea di scrivere un libro che, partendo dalle origini della famiglia a Raunis nel 1600, ne ripercorra la storia, insieme con la storia di Chiusaforte, analizzando come una serie di eventi e circostanze favorevoli, ma anche visione e genio, abbiano condotto al successo della famiglia ed all'incredibile età del turismo, fino a giungere alla decadenza dei Pesamosca, che ha preceduto di alcuni anni il crollo dell'economia locale. Personaggi come Sebastiano Pesamosca detto "'Miute, che accumulò in modo incredibile e misterioso il capitale necessario affinché tutto avesse inizio, gli imprenditori Luigi, Valentino e Ferdinando Pesamosca, fondatori dell' "Albergo alla Stazione" e motori dell'età dell'oro del paese e la severa Cecilia Paderni, maestra nobile e sfortunata, che seppe superare le più dure prove della vita, sono ormai spariti nelle pieghe del tempo, volti sbiaditi sulle lapidi del cimitero. Scopo del mio libro è riportarli in vita, così come il periodo fantastico che visse Chiusaforte in quegli anni.

  3. Lumalga e il cavallo

    Alessandra Della Mea - Emanuela Riccioni

    La storia di Lumalga si ispira ad un luogo, più precisamente ad una malga: Malga Glazzat. situata nel comune di Pontebba (UD). La splendida posizione panoramica ne fa uno spettacolare punto di osservazione sulle vicine vette delle Alpi Carniche, quali il monte Cavallo e il Zuc del Bôr e delle Alpi Giulie, quali il Jof di Montasio e il Mangart Durante il periodo estivo il luogo si ripopola di uomini e animali Gli animali da allevamento salgono in alpeggio nel mese di giugno, quando la neve ed il freddo lasciano spazio al rinverdirsi dei pascoli. Il silenzio dei mesi freddi sparisce e, per tutta l'estate, si sentono i muggiti e i campanacci delle mucche, il vociare delle Persone e anche i motori delle macchine. Le mucche vengono munte due volte al giorno e con il loro latte si producono formaggio, ricotta e burro Qui i bambini possono godere di spazi ampi a contatto con la natura e gli animali.

  4. Black Tracks - Sentieri per perdersi

    Antonio Armellini

    Caro Lettore, ti starai chiedendo quali possano essere state le motivazioni che mi hanno portato alla pubblicazione di questa guida escursionistica così atipica.

    La prima motivazione - puoi crederci o meno - è di ordine esistenziale e filosofico, risalente addirittura ai tempi del mio liceo, classico, quando mi capitò di incontrare la seguente frase attribuita a Pitagora, che da allora non ho più dimenticato: un uomo, per sentirsi completamente realizzato, dovrebbe nella sua vita piantare un albero, costruire una casa, allevare un figlio, scrivere un libro.

    Ecco, di alberi ne ho piantati così tanti da perderne il conto; causa terremoto di case sono a quota due; figli tre, quindi anche su quel fronte sono a posto.

    Libri zero, giustappunto; e con questo voglio porvi rimedio.

    Se riguardo ai primi tre elementi citati da Pitagora come realizzativi di un uomo possiamo discutere, dato che sono stati piuttosto facili da realizzare per un agricoltore mancato par mio, per un friulano malato di mattone e per un maschio conservatore e anticonformista, sulla stesura del libro ho dato retta ai miei istinti più profondi e spero di sorprenderti piacevolmente.

    La seconda motivazione riguarda strettamente il tema trattato dal libro stesso; questa richiede, però, una chiacchierata più articolata, sperando di non risultare tedioso, siccome è, in sostanza, la storia della mia passione per i monti.

    Passione che mi accompagna da quando ero ragazzino e andavo insieme con G. N. e una corda di canapa, praticamente un grosso spago, su e giù per la palestra di roccia della Brigata Julia a Crosis. La moglie del custode della diga ci urlava a squarciagola di smettere, o avrebbe chiamato i carabinieri. Aveva ragione, naturalmente, ma si era in un'età che agli adulti non si dà retta.

    Poi cime, cime, cime e roccia: tutto regolare, situazioni e percorsi di formazione che competono a un giovane e al suo entusiasmo.

    A quindici anni frequentai il corso di roccia con gli indimenticabili Ignazio Piussi e Cirillo Floreanini. E via avanti, con pure qualche parentesi geologica e paleontologica, persino all'estero.

    Però, sottotraccia, la curiosità, il desiderio di esplorazione rappresentato dal sentiero non segnato covava già, come brace sotto la cenere, e ogni tanto si ravvivava: il primo Black Track di cui abbia memoria certa risale proprio a quegli anni adolescenziali e si tratta della traversata in solitaria da Venzone a Lischiazze alla ricerca della Stiliza. Il percorso lo trovai correttamente, solo non vidi la scaletta, pur essendoci passato giusto a fianco, poiché era totalmente nascosta dai mughi.

    Qualche anno dopo, del tutto inaspettato e fortuito, avvenne l'incontro cardine della mia formazione esplorativa: conobbi colui che, ancora oggi, qualifico come il mio Maestro.

    Ero appena entrato nella biblioteca della clinica dove mi stavo specializzando e parlottavo con un collega di quanto mi intrigassero i tre misteriosi e quasi leggendari valichi della catena del Musi.

    Il neo arrivato bibliotecario, lì intento a compilare carte, ma con l'orecchio attento, alzò gli occhi e mi elencò i valichi in un istante, ipnotizzandomi poi con una dovizia di particolari.

    Rimasi a bocca aperta. Quante esplorazioni abbiamo fatto poi assieme! Imparai che per sospettare e trovare un Black Track ogni indizio è buono: uno stavolo apparentemente senza accesso, un vecchio cavo di teleferica penzolante, una traccia che la prima neve rende manifesta su un versante in lontananza, il racconto di un vecchio cacciatore o malgaro, una mappa militare della Grande Guerra, spessissimo un pestio di camosci, a volte un puro ragionamento dettato dall'esperienza: lì un sentiero non può non esserci.

    Passarono altri anni, son svueladis stagions, ma quella recondita fascinazione è rimasta e io stesso mi chiedo perché mai mi attirino tanto i sentieri non segnalati, sebbene non differiscano poi tanto da quelli presi in carico dalle Sezioni del C. A. I. Che cosa mai li contraddistingue?

    Alla fine ci sono arrivato e la risposta mi ha innegabilmente sorpreso; eppure rappresenta, a ben vedere, la seconda e più autentica motivazione che mi spinge su questi tracciati. Il nucleo di questa riflessione viene riassunto assai efficacemente dal Gautama Buddha:

    abbandona le grandi strade, prendi i sentieri. Ma non troverai il sentiero, se prima non diventi sentiero tu stesso.

    Si tratta dell'autoaffermazione di individuo che Pitagora tratteggiò con quella sua frase, che non può esimersi di calarsi nell'ambiente naturale e negli archetipi che questo rappresenta. L'uomo che ama la montagna non può altresì prescindere dalla conoscenza delle arti e delle consuetudini delle popolazioni che di montagna per secoli hanno vissuto; deve conoscere storia, geografia e scienze naturali, ma soprattutto deve scavare dentro di sé per capire che cosa vuole e imparare, così facendo, a diventare una persona.

    Al dunque, dopo questo lungo preambolo che spero tu abbia letto fino a qui, caro Lettore, ti dico che di altro non potevo scrivere e che questo libro mi rispecchia.

  5. Escursioni nel tarvisiano

    Fabio Paolini

    I percorsi che costituiscono la guida, comprendono buona parte dei sentieri ai quali è stato assegnato un segnavia CAI. Sono rimaste escluse, pur se dotate di segnavia, le vie ferrate di salita alle cime principali e le grandi attraversate, dove è richiesto un impegno più alpinistico che escursionistico. Complessivamente gli itinerari sono 46, presentano generalmente uno svolgimento anulare, coprono complessivamente una distanza superiore ai 500 chilometri e portano a superare oltre 37 mila metri di dislivello in salita. Per quanto riguarda la completa offerta ricettiva, i posti letto e le dotazioni di rifugi o bivacchi, il consiglio è di assumere informazioni fresche presso i sodalizi che li gestiscono di volta in volta prima di partire. Anche per quanto concerne la possibilità di rifornirsi d’acqua lungo i percorsi non ho ritenuto di fornire indicazioni. In questi ultimi anni si verificano infatti eventi siccitosi eccezionali anche per queste montagne, che inducono a partire con una scorta d’acqua sufficiente per compiere l’intera escursione. Poi, sul come vada usata una guida come questa, provo scherzosamente a dare qualche suggerimento. Il buon escursionista, che magari già conosce il territorio ed al quale basta dare un’occhiata alla carta topografica per decidere dove andare ed ottenere i dati tecnici del percorso, può leggere la guida al ritorno, per verificarne e criticarne eventualmente i contenuti. L’escursionista che si abbandona alla scoperta dell’ambiente, che gli piace farsi sorprendere e si muove addirittura senza la carta topografica, potrebbe leggerne soltanto le parti in corsivo e gli inserti tematici, evitando assolutamente di soffermarsi sulle parti descrittive del percorso e di guardare le foto. L’escursionista “precisino”, al quale piace pianificare tutto e non lasciare niente al caso è bene che, oltre a questa, consulti perlomeno altre due guide. L’escursionista improvvisato o che rispolvera gli scarponi per i quindici giorni di ferie estivi, stia soprattutto attento al colore della cornice attorno al titolo dell’itinerario. Mi fermo, per confessare di aver scritto la guida soprattutto per il desiderio di raccontare dello spirito che mi anima mentre percorro la Montagna. Poi, naturalmente, mi auspicio che le informazioni riportate siano di qualche utilità al lettore e lo spingano a visitare un territorio che davvero merita di essere conosciuto. E se il fruitore ideale della guida fosse chi non le salirà mai queste montagne? O magari chi, per le vicissitudini della vita, abbia già appeso gli scarponi al chiodo? Mah!

    L'autore

  6. Val Raccolana e Sella Nevea

    Fabio Paolini

    Sulla Val Raccolana è già stato scritto molto e da personaggi illustri quali Giacomo Savorgnan Di Brazzà con i suoi "Studi alpini fatti nella Valle di Raccolana", Giovanni Marinelli con la "Guida del Canal del Ferro", Julius Kugy con "Alpi Giulie Occidentali - Dalla vita di un alpinista", Vladimiro Dougan con la "Guida del Gruppo del Montasio"; più recentemente da Gino Buscaini con "Alpi Giulie - Guida ai Monti d'Italia" e da Mario Galli e Dario Marini con "Alpi Giulie Occidentali"; dai ricercatori storici locali: Latino Fuccaro ed Antonino Danelutto con "Chiusaforte e la Val Raccolana - dalle origini ai giorni nostri", autori in precedenza del monumentale e fondamentale lavoro di toponomastica "Legami tra una terra e la sua gente"; da Renato Pesamosca con la storia della locale Riserva di Caccia in occasione del 50° anniversario di fondazione e da Antonino Danelutto, in collaborazione con Luigi Marcon, con i due volumi "Schegge di storia".C'è poi la svariata produzione libraria sulla Grande Guerra, l'avvincente biografia su Ignazio Piussi "Ladro di Montagne" di Nereo Zeper e quella su Alfonso Della Mea di Mario Gariup, oltre ad innumerevoli monografie su aspetti ambientali, luoghi, rifugi, bivacchi, malghe, sentieri e vie di arrampicata e le tante emergenze custodite da quello scrigno di tesori naturali davvero unico che è la Val Raccolana. Fondamentali per restituire una ben definita impronta storica e non solo sulle vicende alpinistiche che hanno interessato Canin e Montasio, sono le pubblicazioni periodiche delle società alpine friulana e giuliana con "In Alto" ed "Alpi Giulie" che hanno coperto un lungo arco di tempo, da fine 1800 ad oggi.Così come, al pari e forse ancor di più perché originate in loco, le raccolte dei bollettini parrocchiali, portati alle stampe fin dal 1938.Dunque, cosa può aggiungere la presente guida a tutto questo? Ora poi che su Internet, quando si parla di montagna, si trova di tutto ed aggiornato in tempo reale. Non saprei trovare una risposta a questa domanda: mi auguro lo possa positivamente fare quel lettore che avrà la pazienza di scorrere fino in fondo queste pagine. Per me, percorrere queste montagne, parlare con chi le abita o le ha abitate ed anche capirle meglio attraverso la scrittura di chi le ha raccontate con passione, è stata una lunga e piacevole avventura. Poi, lo so, c'è tanto, tantissimo ancora da scoprire, per ogni luogo e per ciascuna donna o uomo che abbia vissuto o viva in valle. Perciò voglio considerare questo volumetto come una bozza, una prima versione che potrà essere ampliata, magari proprio con l'apporto di voi lettori."Le mont, steit atents, alè une enciclopedie, fate di storie, di scienze e di geografie" ha scritto il poeta chiusano Italo Pielli.Ecco, senza dover diventare degli esperti, penso che possedere qualche conoscenza in più sui vari elementi naturali che caratterizzano i luoghi che attraversiamo e sugli accadimenti umani che gli stessi hanno ospitato nel tempo, sia fondamentale per entrare in sintonia con la montagna, per cercare di appartenerle, in qualche modo.

    L'autore

  7. Sentiero delle creste tramontine

    Giorgio Madinelli

    Giorgio Madinelli, sedicente greppista, ha all'attivo un centinaio di vie nuove di bassa e media difficoltà e una decina di pubblicazioni inerenti la montagna; carica video nel suo canale youtube e aggiorna da anni un blog denominato latanadellorso. Ha fatto della bistrattata Valtramontina il luogo ideale dove perdersi e vivere il vero ambiente duro e inospitale in cui ritrovare il suo archetipo animale o la metempsicosi di una precedente anima. L'amore per la montagna è nato in Ricki ai tempi dei campi estivi parrocchiali a San Francesco in Val d’Arzino, con Don Adriano del Bianco che ricordiamo essere stato il primo ad attrezzare vie alla palestra di roccia di Anduins. Ricki si è dunque formato agli albori dell'arrampicata sportiva e si perfezionò col corso roccia della Scuola di Alpinismo Val Montanaia del CAI di Pordenone. Costruì, insieme a Giorgio Gasparotto che girava i monti per i suoi studi di geologia, un piccolo gruppo di giovani azzanesi appassionati di montagna, tra i quali ricordiamo Giancarlo Corazza, Ivan Biasotto, Francesco Cofone, Ruggero Tonini. Riccardo Ricki Mascarin (Toronto 1960 – Azzano Decimo 2022) costruisce la piramide in vetta al M. Giavons (30 ottobre 2011).

    Segue dall’aletta di quarta di copertina

    Pure io, completamente ignaro di escursioni e scalate, ebbi il mio battesimo di montagna legandomi in cordata con Ricki per salire il Campanile di Val Montanaia: che folgorante iniziazione! Ricki era un alpinista completo che faceva attività invernali ed estive, affrontando scalate di grande impegno come la Navasa in Bosconero e la Lacedelli a Cima Scottoni; aprì anche alcune vie in Pramaggiore con Diego Valeri. Dalla Val d’Arzino degli inizi, passando per le Dolomiti e le avventure sulle Giulie, alla Valtramontina dove un cammino lo ricorda, il cerchio si chiude ad incorniciare una vita di dedizione alla montagna.

  8. Il turismo

    Roberto Martina

    Cronache preziose di un piccolo mondo antico

    Le storie, raccontate con passione e dedizione, ci ricollegano al passato, offrono una chiave critica per comprendere il presente, permettono di concepire un futuro diverso, di vedere la vita non solo così com'è, ma anche come dovrebbe e potrebbe essere. Le storie sono il principale strumento con il quale le donne e gli uomini si mettono in comunicazione e formano una comunità... Tenete ben presenti queste parole, pubblicate in un libro prezioso, “La repubblica dell'immaginazione”, della scrittrice iraniana Azar Nafisi, e adesso immergetevi in un racconto sorprendente dedicato a Chiusaforte, alla sua valle e alle vicende di un albergo diventato per decenni crocevia di personaggi, situazioni, incontri che nessuno aveva ancora narrato in questo modo, andando a cercare negli archivi, aprendo pagine di vecchi giornali, rianimando un ricordo che le acque del Fella avevano portato verso il mare.

    Tra i tanti anniversari proposti sulla ribalta di un intensissimo 2016, quello dell'albergo Martina, le cui origini risalgono al 1866, all'ombra di ciò che avvenne in Friuli con l'annessione al Regno d'Italia, è uno dei più curiosi proprio perché presenta aspetti inediti e inattesi. Dettagli che il lettore scoprirà scorrendo il frutto della ricerca svolta con capacità e oculatezza da Roberto Martina, che propone come in una sorta di romanzo un'infinità di episodi e nomi. Quello, per esempio, di Giuseppe Picciòla. E chi era costui? Un letterato, un patriota, un istriano nato a Parenzo, grande amico di Guglielmo Oberdan. A un certo punto lasciò la sua terra, scappò da Trieste, ancora sotto l'Austria, scegliendo l'Italia e iscrivendosi all'università di Bologna dove conquistò l'affetto d'un maestro della statura di Giosuè Carducci. Picciòla, che ebbe poi una prestigiosa carriera di docente culminata come preside nel primo liceo d'Italia, il Galileo Galilei di Firenze, conosceva bene la montagna friulana e in particolare Chiusaforte perché qui si incontrava con il padre e i parenti ed era più vicino “alla sua dolce patria contesa”. Da villeggiante appassionato ne consigliò una visita a Carducci che nell'estate del 1885 trascorse una celebratissima vacanza a Piano d'Arta, nella Carnia poi scolpita nei versi di “Il Comune rustico”.

    “Venga, venga, venga: a Chiusaforte mangerà un pezzo di carne discretamente buona e berrà un bicchier di vino non cattivo; poi andremo insieme a Pontebba...” scrisse il fervido Picciòla temendo forse di non essere troppo esagerato nel descrivere le attrazioni della valle. Il grande poeta si convinse e partì il 26 agosto prendendo il treno a Gemona, accompagnato dal conte Gropplero. Della illustre visita restò traccia nella affannosa cronachetta di un quotidiano: “Quest'oggi la vaporiera orgogliosa e sbuffante portava tra noi l'egregio scrittore della libertà; il cantore di Satana, la maschia figura del cittadino Giosuè Carducci...”. Ma non fu solo il massimo poeta nazionalpopolare a salire a Chiusaforte in quegli anni. Il mondo della letteratura era rappresentato anche dalle mepoetesse triestine Ida Finzi, in arte Haydée, ed Elda Gianelli, che compose tre sonetti poi inseriti in una raccolta intitolata “Ricordi di Chiusaforte”. Il paese, per la suggestione e la vicinanza al confine, rappresentava un punto di riferimento e incontro per molti esponenti dell'irredentismo, spesso letterati o pittori, come nel caso di Gustavo Hess, citato in un racconto sulle vicende sentimentali di una bellissima nobildonna veneziana in villeggiatura semiclandestina.

    Sono aneddoti e personaggi che, come sempre accade in simili scenari, spuntano nel rutilante universo turistico tra gente sfacendata e rilassata, per la quale uno sguardo valeva più di un modernissimo sms. Ne trovate a bizzeffe tra i 13.881 viaggiatori indicati nel registro del ricovero Nevea, pubblicato dal “Giornale di Udine” nel 1905. L'inaugurazione era avvenuta nel 1888 suscitando curiosità e richiamando tanta gente, anche insolita, come nel caso di Giulio Priuli che il 26 agosto di quell'anno scrisse di sé: “Di metri 1,87, nato nel 1834, del peso di kg 126, arrivato a metri 1160, augura sappiano fare altrettanto i suoi coetanei pari peso”.

    Nella seconda metà dell'Ottocento e a inizio Novecento, Chiusaforte (grazie alla accurata gestione dei suoi alberghi) era una delle capitali del turismo friulano, assieme alla Comeglians sul versante carnico o alla Tarcento nella fascia pedemontana. Paesi tranquilli, belli paesaggisticamente, da raggiungere in treno o in tram senza stress. Così la località lungo la valle del Fella, già nota per l'antico ruolo di dogana, conquistò appellativi suadenti del tipo “l'Aosta friulana” dopo essere stata in passato “la piccola Venezia”. Tanti i personaggi più o meno conosciuti passati di lì: un giorno arrivò un giovane smilzo assieme a un gruppo di ciclisti partiti da Palmanova, ed era Ardito Desio, il geologo che guidò la spedizione sul K2. E poi nelle varie epoche ecco il compositore Mario Mascagni, cugino del celebre Pietro, il principe Umberto, lo scrittore Chino Ermacora, il senatore Tiziano Tessitori, artisti come Marcello Mascherini ed Ernesto Mitri, e ancora Julius Kugy, Giovanni Marinelli, Carlo Kechler, Fabio Luzzatto, la pittrice americana Emily O. Garrison, in una galleria foltissima.

    Tutto registrato e indicato nei registri dell'albergo Martina, presenza fondamentale assieme all'altro albergo Pesamosca. Roberto Martina ha narrato con affetto le vicende dei suoi familiari, dai fondatori ai vari cambi di gestione fino alla chiusura dopo il terremoto. Attraverso i flash della memoria, le cronache, le immagini, ha salvato una straordinaria storia che rischiava di essere persa e di restare sconosciuta. Ora la affida a quanti, rileggendola, possono unire i fili per dare a Chiusaforte il senso di un passato smarrito. Girando tra le sue strade vuote e mettendosi in ascolto, è possibile avvertire le note esili d'una mazurca, proprio quella dedicata al paese, che veniva suonata il 24 agosto, festa di San Bartolomeo, davanti a una folla enorme. Numerosa proprio come i documenti riaffiorati in questa ricerca. Attendevano che qualcuno li recuperasse, dando loro un significato, una logica, un'anima. Finalmente è accaduto.

    Paolo Medeossi

  9. Piante Velenose

    Antonino Danelutto

    Le piante medicinali, accanto a quelle di uso alimentare, hanno costituito fin dall’inizio il primo contatto dell’uomo con il mondo vegetale. Miti, leggende, divinità e simboli antichi fanno spesso riferimento alle piante; l’identità di alcuni popoli si esprime con fronde d’alberi. Lo sviluppo della botanica scientifica, a partire dalla seconda metà del ’700, con la quale le specie vegetali vengono studiate di per se stesse, indipendentemente dal loro impiego, non interrompe questo rapporto profondo e vitale, che scaturisce dall’oscura consapevolezza dell’uomo che la sua vita, dal respiro e alimento ai manufatti, dipende in gran parte dalla produzione primaria dei vegetali. La farmacologia di sintesi degli ultimi decenni ha scalzato moltissime droghe vegetali dalle farmacopee d’Europa, anche se l’apporto dei vegetali alla produzione mondiale di farmaci viene valutato intorno al 25%. L’impiego popolare di automedicamenti vegetali è ormai pressoché sparito, mentre si sta diffondendo un nuovo interesse per medicine alternative e terapie morbide anche sull’onda dell’emozione ecologista. Tuttavia sono sempre attuali i rischi di intossicazione da piante ad alto contenuto di principi attivi e perciò potenzialmente assai pericolose per l’uomo. Bene ha fatto quindi il dott. Danelutto, appassionato cultore di studi botanici, a compilare questo bel libretto, denso d’informazioni e di immagini, queste ultime eseguite di prima mano dalla flora regionale durante innumerevoli escursioni esplorative. In esso vengono prese in considerazione le specie tossiche della flora del Friuli-Venezia Giulia, una quarantina, molte delle quali hanno fornito alla farmacopea numerosi farmaci, ma è bene riconoscerle perché se assunte soprattutto allo stato fresco, e particolarmente dai bambini, possono determinare serie conseguenze. La materia, sempre complessa, articolata opportunamente sotto forma di schede per facilitare il lettore, è trattata con grande scrupolo e cura bibliografici e corrisponde allo stato attuale delle conoscenze sia botaniche che farmacologiche. Dobbiamo augurarci che l’opera dell’amico dott. Danelutto trovi fra i lettori più attenti l’accoglienza che le spetta e concorra alla diffusione corretta dell’informazione farmacobotanica, così spesso funestata da divulgazioni ciarlatanesche.

    Livio Poldini

    Professore emerito - Università di Trieste

    Dipartimento di Scienze della Vita

  10. Committenze

    Leonardo Zanier

    Anche questo libro testimonia l'originalità di Zanier e la sua attenzione alla "costruzione" del testo. Committenze: il titolo ci dice che si tratta di scritti elaborati su richiesta, qui pubblicati nella forma e nella versione originale. Lordine è quello cronologico inverso, cioè dall'oggi Achtung! Koiné (2000-2001) a La prima lataria (1957).

    Dalla prefazione di Elvio Guagnini

  11. Linea diritta

    Leonardo Zanier

    Questa Linia dreta insegna che è buona cosa aiutare i bambini a pensare il mondo (la loro cultura, le culture. degli altri, gli intrecci di culture, loro stessi) attraverso la metafora del viaggio. Li obbliga a pensare che 'viaggio' è un termine complesso che abbraccia tante pratiche, conoscenze, saperi, esperienze, rapporti e stati d' animo davvero fondamentali. Per viaggiare occorre lasciare qualcosa e qualcuno, bisogno darsi una meta, predisporre quel che serve, seguire degli itinerari, conservare dei ricordi, alimentare la speranza; è necessario superare dei confini, affrontare pericoli, adattarsi alle circostanze, chiedere aiuto e aiutare, prendere le misure dei propri pregiudizi, e, sempre, incontrare persone. L'incontro con alcune persone segna poi la vita; finisce, come in questa storia, per alimentare nuovi desideri e avviare nuovi viaggi, spingendo a mettere su casa lontano da casa.

    Dalla postfazione di Gian Paolo Grì

  12. Turismo: Un teatro!

    Leonardo Zanier

    ... Basta andare dietro, sotto o al di là delle pellicole di superficie, o spostarsi di lato o di prospettiva, ed ecco che le cose rivelano spiazzanti retroscena e sfondi insospettabili di verità che la luce, apparentemente chiara, del giorno quotidiano maschera, confonde o mistifica del tutto. Ma allora, appunto, non si guarda più soltanto, ma si vede, davvero, e come per folgoranti e inquietanti rivelazioni

    Dalla postfazione di Angela Felice

Installa l'app della Stazione

Si apre come un'app, e le pagine che hai visto restano leggibili anche dove il campo non arriva.